LIBRO - IL PIU BELLO DI TUTTI

IL PIU BELLO DI TUTTI
È la poesia bellezza? No.
È la poesia, bellezza.
Scendere agli inferi, annusare tutto, immergersi nelle brutture, corteggiare la vita come il più caparbio degli amanti, sedurla, prenderla da dietro stringendola ai fianchi.
Guardare allo specchio gli occhi che fanno l’amore con i postumi di verità.
Sentire le fusa della notte, che felina si avvinghia con le gambe e ti spinge dentro.
Non sono un bell’uomo. Sono un uomo.
Non sono un poeta. Sono un uomo.
Non siamo frasi fatte abbiamo dentro poesia.
Non sono un bell’uomo.
Sono un bel libro. Il più bello di tutti.

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LIBRO - Nati per lasciar perdere

NATI PER LASCIAR PERDERE – il nuovo libro disponibile 12/06/19

Lasciar perdere è fiducia, misericordia, rispetto della vita altrui. Lasciar vincere è presunzione. Se cerchi e riconosci solo la vittoria e durante la partita non ti diverti, sì… per me hai perso in partenza. Sono un libro e nell’attesa vivo la curiosità degli occhi, faccio baratto di carezze con le mani dei bambini, giro il mondo senza pagare il biglietto, ma diventandolo, non combatto battaglie perché non combatto guerre non mi regalo mi condivido. Anche dove non sembra la mia storia è anche la tua, gira con me girerai il mondo anche nel verso contrario. Sono nato per lasciar perdere, e vivere.

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LIBRO | Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare

Il libro CHI E’ SENZA PECCATO NON HA UN CAZZO DA RACCONTARE (Marcos y Marcos, 2010)

Additional DescriptionUlt. dettagli

Un po’ Bukowski un po’ crepuscolare. È la poesia di Cinaski
L’esordio poetico di Vincenzo Costantino, che ama leggere i suoi versi ad alta voce: «Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare» (pagine 126, euro 12,00, Marcos y Marcos, collana MarcosUltra).
La prima volta, la poesia di Vincenzo Costantino, l’abbiamo incontrata in un bar. E non a caso.
Come spesso gli accade di fare in giro per il Paese nel corso di reading per voce e musica, in quel bar milanese Cinaski – come tutti lo chiamano – i suoi versi li leggeva, con dizione precisa e timbro caldo di fronte al suo pubblico attento. In quella interpretazione dal vivo, si aveva la sensazione che la prosodia fosse regolata dal senso delle parole più che da schemi metrici precisi; che quella poesia cercasse cioè di farsi voce inseguendo l’improvvisazione piuttosto che cristallizzarsi in una forma precostituita.
Erano parole che con la sincerità dell’immediatezza cercavano una via d’approssimazione all’esistenza, alla solitudine cittadina, alle vita di strada e di bar, appunto.
Oggi che i versi di Costantino sono stati pubblicati da Marcos y Marcos nella raccolta Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare, quella prima impressione trova conferma. Se da una parte è evidente che questo «poeta da strada» ha un debito verso certa letteratura statunitense, verso l’immancabile Bukowski o verso la poesia beat per la sovrapposizione di improvvisazione e voce, dall’altra emerge anche una vena più europea, e molto italiana.

Luca Sebastiani su L'Unità


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