LIBRO | Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare

Il libro CHI E’ SENZA PECCATO NON HA UN CAZZO DA RACCONTARE (Marcos y Marcos, 2010)

Un po’ Bukowski un po’ crepuscolare. È la poesia di Cinaski
L’esordio poetico di Vincenzo Costantino, che ama leggere i suoi versi ad alta voce: «Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare» (pagine 126, euro 12,00, Marcos y Marcos, collana MarcosUltra).
La prima volta, la poesia di Vincenzo Costantino, l’abbiamo incontrata in un bar. E non a caso.
Come spesso gli accade di fare in giro per il Paese nel corso di reading per voce e musica, in quel bar milanese Cinaski – come tutti lo chiamano – i suoi versi li leggeva, con dizione precisa e timbro caldo di fronte al suo pubblico attento. In quella interpretazione dal vivo, si aveva la sensazione che la prosodia fosse regolata dal senso delle parole più che da schemi metrici precisi; che quella poesia cercasse cioè di farsi voce inseguendo l’improvvisazione piuttosto che cristallizzarsi in una forma precostituita.
Erano parole che con la sincerità dell’immediatezza cercavano una via d’approssimazione all’esistenza, alla solitudine cittadina, alle vita di strada e di bar, appunto.
Oggi che i versi di Costantino sono stati pubblicati da Marcos y Marcos nella raccolta Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare, quella prima impressione trova conferma. Se da una parte è evidente che questo «poeta da strada» ha un debito verso certa letteratura statunitense, verso l’immancabile Bukowski o verso la poesia beat per la sovrapposizione di improvvisazione e voce, dall’altra emerge anche una vena più europea, e molto italiana.

Luca Sebastiani su L'Unità

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